Calciomercato LIVE

Si sgonfia il pallone lucano: l'inchiesta di Piero Miolla

Analisi sulla crisi del calcio lucano
Analisi sulla crisi del calcio lucano

Il pallone lucano si sgonfia. Tratto dall'inchiesta del collega Piero Miolla sulle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno edizione Basilicata, con due pagine dedicate al movimento calcistico lucano, vi proponiamo integralmente quanto pubblicato sulle problematiche emerse soprattutto in quest'estate. In sei punti, tra cui un'intervista al presidente della Figc Piero Rinaldi, sono state analizzate le vicende dei club più importanti con le proprie vicissitudini e lo stato attuale dei campionati regionali.

iIL DECADIMENTO DEL CALCIO LUCANO - Il pallone lucano si sgonfia sempre più. Si ammainano le bandiere e in tanti centri di Basilicata il calcio rimane solo quello visto in tv, peraltro ormai in vera e propria overdose. Colpa della crisi economica, certo. Ma anche di un movimento che, pure essendo sulla carta dilettantistico, scimmiotta sempre più il professionismo, con tanti calciatori che considerano il football non un semplice divertimento ma un vero e proprio lavoro, fonte di reddito. Se ci aggiungiamo che in tanti centri lucani stanno venendo a mancare la base primaria, vale a dire i giovani, è evidente che le società siano costrette a cercare materiale umano da fuori. E anche di un’impiantistica che, è bene dirlo, lascia molto a desiderare. Tutto questo, inevitabilmente, si riflette sul calcio giocato: oggi, peraltro, parte il campionato di Eccellenza, massimo campionato regionale del calcio dilettantistico, ma con l’ennesima ombra. E’ notizia piuttosto fresca, infatti, che il Corleto, dopo un solo anno nella “Premier League” di Basilicata, ha deciso di rinunciare e di chiudere baracca e burattini, pur dopo aver formalizzato l’iscrizione. L’estate 2017, più in generale, passerà alla storia come quella delle rinunce di società blasonate come il Melfi, che, retrocessa dopo 14 anni di professionismo, piuttosto che iscriversi alla serie D, ha preferito scendere ulteriormente di categoria richiedendo l’iscrizione all’Eccellenza. Del pari, il Real Metapontino, fresco vincitore del campionato di Eccellenza l’anno scorso, ha rinunciato alla Serie D per motivi infrastrutturali: la società celeste, infatti, pur non avendo problemi economici ha deciso di tornare in Eccellenza perché senza stadio: quello di Policoro è fatiscente e quello di Pisticci (dove, comunque, il Real giocherà le sue gare interne in Eccellenza) non è omologato per la serie D. Anche la Vultur Rionero, tornata in serie D dopo più di 20 anni e retrocessa dopo una sola stagione, ha rinunciato alla richiesta di ripescaggio, iscrivendosi all’Eccellenza. Ma il dato più clamoroso riguarda il campionato di Promozione, quest’anno solo a 14 squadre per le rinunce di squadre come il Tursi e non solo: anche chi avrebbe avuto chance di ripescaggio, come il Salandra appena retrocesso in Prima Categoria, ha rinunciato a ritornare dalla porta di servizio in Promozione, probabilmente preferendo ammortizzare i costi e ripartire con giovani talenti locali. Insomma, il calcio lucano non vive un momento d’oro, innanzitutto dal punto di vista economico e infrastrutturale. Basti pensare che, oltre al Matera di serie C e Potenza, Picerno e Francavilla di serie D, per il resto si naviga a vista. E non sempre, purtroppo, si riesce a rimanere a galla. Probabilmente sia le istituzioni regionali che quelle federali dovrebbero prendere atto che il movimento sta per implodere. Le prime potrebbero “facilitare” la realizzazione di impianti moderni ed efficienti. Le seconde, che hanno certamente il polso della situazione, potrebbero anche ridurre l’impatto economico concernente le iscrizioni: per l’Eccellenza, infatti, si parla di circa 8mila euro che, è vero, non sono un capitale, ma di sicuro una somma che, aggiunta alle spese vive (trasferte e ristoranti) e, naturalmente, ai rimborsi per i calciatori, diventa rilevante. A proposito di spese, quest’anno per chi frequenta l’Eccellenza sono in aumento: il campionato a 18 squadre (nel frattempo diventato a 17 per la rinuncia del Corleto), infatti, costringerà tutte le squadre a disputare più gare, fare più trasferte, pagare più rimborsi. Nel 2017, dunque, il movimento calcistico lucano si scopre sempre più debole e in difficoltà. Servirebbe, probabilmente, un momento di riflessione generale tra federazione e squadre prima che sia troppo tardi e che, quello che era e rimane un gioco, si spenga definitivamente. Togliendo quegli spazi sociali e ludici che solo lo sport, non solo il calcio, sanno regalare. Lo sanno bene in centri come Pisticci dove, da qualche anno, non c’è il calcio. Uno degli stadi più “caldi” di Basilicata, il Michetti, infatti, è costretto ad ospitare altri colori ma non più quelli gialloblù, simbolo di una squadra che, nella sua storia, ha vissuto 7 stagioni in serie D e lanciato un tecnico del calibro di Gino De Canio.

IL RINALDI-PENSIERO - “Il calcio lucano è certamente in difficoltà, ma in linea con gli anni precedenti: siamo riusciti a mantenere a grandi linee i numeri dell’anno scorso sia per il calcio a 11 che per il futsal”. Per il presidente del Comitato regionale di Basilicata della Figc, Piero Rinaldi, il movimento del football di Basilicata, dunque, non è in crisi ma di sicuro attraversa un momento di difficoltà. “Spero di avere almeno una decina di squadre di calcio a 11 femminile – ha preannunciato il presidente Rinaldi –, un movimento che tornerebbe dopo tanti anni nella nostra regione: di sicuro c’è tanto entusiasmo per quanto riguarda questa ambito”. La situazione, crisi o no, rimane certamente non facile. “Assolutamente sì – ha confermato il presidente del Crb – la situazione è sempre critica in quanto sono sotto gli occhi di tutti i grandi sacrifici che fanno i dirigenti delle squadre lucane”. Qualcuno di loro ha anche chiesto una riduzione dei costi per le iscrizioni. Non si può fare proprio nulla da questo punto di vista? “In primis diciamo subito che questi costi non aumentano da cinque anni, ed è già un sacrificio per il Comitato, che non percepisce altro tipo di contributi e, di fatto, vive di questi soldi e grazie alle iscrizioni ai campionati. Per questo dico che è difficile abbassare i costi per le società facendo loro pagare meno l’iscrizione al campionato di competenza”. Altro tema delicato: le infrastrutture fatiscenti o, comunque, spesso non utilizzabili se non nei campionati più bassi. In tal senso, cosa può fare concretamente la Federazione Giuoco Calcio? E’ possibile un ruolo attivo del Comitato su questo fronte? “Credo che su questo tema molto dipenda dalla volontà dei sindaci che, purtroppo, spesso non prendono a cuore le sorti degli impianti della propria città. Ricordo che ci sono stati bandi del Coni che hanno elargito fondi di una certa entità per la realizzazione o l’ammodernamento degli impianti sportivi: sono state poche, però, le Amministrazioni che hanno risposto. Dall'altro lato, però, ricordo che in provincia di Potenza, ormai, sono una ventina gli impianti con erba artificiale, mentre anche in quella di Matera qualcosa si sta muovendo: mi riferisco all’impianto di Bernalda, quasi ultimato, che è un campo strategico in quanto potrebbe fare da cerniera su tutto il Metapontino. La situazione, da questo punto di vista, è in evoluzione: a giorni, ad esempio, partiranno i lavori per il rifacimento del campo di Tolve. Lentamente, dunque, qualcosa si sta muovendo”. Dopo la decisione del Comitato lucano di ammettere al campionato di Eccellenza anche società come Melfi e Real Metapontino, ampliando così a diciotto il numero delle squadre partecipanti, alcuni club iscritti a quel torneo hanno protestato: in tal modo, hanno sostenuto, aumentano le gare da giocare e, dunque, anche le trasferte e le spese. Cosa risponde la massima istituzione calcistica regionale a questa obiezione? “Che nelle altre regioni capita spesso che squadre retrocesse dalle categorie superiori o comunque fallite vengano iscritte al massimo campionato dilettantistico regionale. Lo abbiamo fatto anche noi, anche se avremmo ben potuto iscrivere Real Metapontino e Melfi in campionati minori. La decisione di accogliere queste due società in Eccellenza è stata adottata all'unanimità: credo sia giusto così”, ha concluso il massimo esponente del calcio lucano.

LA NOBILE DECADUTA MELFI - Quasi tre lustri tra i professionisti e, al culmine di un’amara retrocessione, la decisione di rinunciare alla serie D per iscriversi all’Eccellenza e rientrare, in men che non si dica, nei confini regionali. E’ la parabola del Melfi calcio, espressione di un movimento, quello federiciano, che per quattordici anni ha vissuto al di sopra delle sue possibilità. Parola di Giuseppe Maglione, attuale rappresentante legale del club gialloverde, nonché presidente storico del Melfi. “Abbiamo deciso di non iscriverci alla serie D dopo la retrocessione dalla Lega Pro per cercare di rientrare dalle pendenze nei confronti di alcuni tesserati e per riprenderci la fideiussione di oltre trecentomila euro che scadrà ad ottobre. Dispiace perché sono stati quattordici anni bellissimi, anche se onestamente abbiamo sempre avuto la percezione che la realtà dei professionisti fosse un tantino al di sopra delle possibilità di una realtà come la nostra di soli diciassettemila abitanti. Non le nascondo, poi, che specie negli ultimi anni l’ansia e la tensione la facevano da padrone e anche quell’entusiasmo per aver conquistato e mantenuto tale palcoscenico era venuto meno”. Il Melfi ha rinunciato alla serie D, dunque, per dare ossigeno alle sue casse. E forse anche per togliersi di dosso quell’ansia e quella preoccupazione per tempi e impegni sempre più stringenti. “E’ assolutamente così – ha confermato l’ex presidente Maglione – e credo che non avrebbe avuto alcun senso iscriversi alla serie D per fare un campionato comunque dispendioso come l’ex interregionale, a fronte di queste pendenze e dopo quasi quattordici anni di emozioni intense, ma anche spese di un certo rilievo”. Spese, però, in parte compensate dai diritti tv, dagli sponsor e da una serie di altri benefit. “Non c’è dubbio, è evidente che parliamo di una platea totalmente diversa da quella regionale: in Eccellenza si stenta a trovare sponsor disposti a investire nei club. Si va avanti solo con contributi personali e, per quel poco che si riesce ad avere, con gli introiti degli spettatori. Ma, ripeto, parliamo di un’altra situazione. I problemi economici che il Melfi ha dovuto scontare, ma pensiamo che anche una realtà come Messina, ad esempio, li ha dovuti suo malgrado sopportare, sono in realtà la conferma che è tutto il mondo del calcio italiano ad essere in crisi. In tale contesto generale è chiaro che anche il calcio lucano, di per sé piccolo in tutti i sensi, non è da meno tenuto anche conto che qui siamo in una piccola realtà”. Che, probabilmente, sconta anche problemi di natura impiantistica. “Certamente, basti pensare che noi a Melfi abbiamo dovuto affidarci per 14 anni solo ed esclusivamente all'Arturo Valerio. Era l’unico impianto a disposizione e su quello abbiamo giocato la serie C, ma anche la Berretti e gli Allievi nazionali. La situazione generale degli impianti, in Basilicata, è molto precaria”, ha concluso Maglione che poi ha detto di aspettarsi “un campionato medio alto: è ovvio che dovremo portare in alto i nostri colori, ma anche pensare ad una stagione di transizione e di adattamento”. Sullo sfondo quel binomio perfido, rappresentato dalle scarse capacità economiche e dagli impianti che scarseggiano o che, quando ci sono, non si mostrano all'altezza della situazione, che non riguarda solo Melfi, ma tutta la Basilicata calcistica.

REAL METAPONTINO - “Non ci siamo iscritti alla serie D per problemi impiantistici: in pratica, non avevamo uno stadio nel quale disputare le gare interne”. Le parole del vice presidente del Real Metapontino, Franco Trupo, confermano che alla base della decisione società celeste, che l’anno scorso tra la sorpresa generale riuscì a vincere il campionato di Eccellenza e poi non si è iscritta alla serie D, non c’era un problema economico, ma di mancanza di terreno di gioco. “A Policoro non potevamo giocare per il pessimo stato del terreno di gioco del Rocco Perrello – ha spiegato Trupo – e si era pensato di spostarci su Pisticci. Purtroppo, però, anche il Gaetano Michetti ha qualche problema perché non ha l’omologazione per la serie D”. Morale della favola? Niente serie D e ritorno mesto nei confini regionali. “Per quest’anno puntiamo a disputare un campionato di medio altra classifica e giocheremo le gare interna a Pisticci. Per il futuro vedremo”. Per la cronaca e per comprendere quanto sia precaria la situazione “impianti” in Basilicata, giova ricordare che solo gli stadi di Matera, Potenza, Melfi, Francavilla in Sinni, Picerno e Rionero in Vulture al momento avrebbero l’omologazione per l’ex Quarta serie.

LA RINUNCIA DEL CORLETO - Una decisione improvvisa e clamorosa, ma che si inserisce in un alveo pericoloso e negativo come quello della crisi che ha colpito il calcio lucano. Il Corleto, che aveva già perfezionato l’iscrizione al campionato di Eccellenza, ha deciso di rinunciare. Morale della favola? L’Eccellenza sarà a 17 squadre e le sorprese continuano a non finire qui in questa estate 2017. Ma cosa ha determinato la rinuncia, pur dopo aver perfezionato l’iscrizione? Non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma dai rumors che nel comprensorio di Corleto sono ormai di dominio pubblico, la decisione di rinunciare viene attribuita in parte alla freddezza della piazza, che non avrebbe affiancato la dirigenza e non avrebbe mostrato segnali di interesse verso la cordata societaria, e in parte anche al mancato sostegno dell’Amministrazione comunale. In buona sostanza i dirigenti del Corleto, che si apprestavano a far disputare alla società perticarina il secondo campionato consecutivo di Eccellenza, hanno preferito alzare bandiera bianca. E svincolare tutti i calciatori, a questo punto liberi di cercarsi altre sistemazioni. Non è piaciuta, in fin dei conti, la prospettiva che a dover sopportare tutto il peso della stagione calcistica dovessero essere solo poche persone: l’obiettivo era quello di allargare la base societaria o, comunque, di ottenere sponsorizzazioni e contributi. Che, invece, non sarebbero arrivati e, alla vigilia del debutto in campionato, il Corleto ha preferito dare forfait. Il calcio, dunque, a Corleto chiude i battenti. Pur dopo aver proceduto all'iscrizione che, a quanto pare, sarebbe stata effettuato semplicemente sull'onda di un sentimento emotivo, ma nella speranza di suscitare adesioni, partecipazione e coinvolgimento. Che non ci sono stati e, per evitare di andare incontro ad una sorta di avventura, si è preferito rinunciare.

PISTICCI/MARCONIA - Una sola squadra in Seconda Categoria, peraltro con i colori e il nome della popolosa frazione Marconia, dopo i fasti della serie D e una presenza nel massimo campionato dilettantistico pressoché costante. A Pisticci il calcio non esiste più dal 2012, quando i gialloblù disputarono l’ultimo campionato di Eccellenza sotto la guida societaria di Donato Panetta e quella tecnico di Giuseppe Fortunato. Quasi diciottomila abitanti che devono guardare il calcio in tv o accontentarsi dell’Elettra Marconia di Seconda categoria o, altrimenti, ripiegare sul calcio a 5 che, pure, da queste parti è un’istituzione. Nel palmares del Pisticci ci sono sette campionati di serie D (tra i quali anche un secondo e un terzo posto), tre campionati di Eccellenza e due di Promozione vinti, oltre a una Coppa Italia. Tra coloro che hanno operato sul prato verde del Michetti vanno ricordati un certo Gino De Canio, che proprio qui iniziò la sua fortunata carriera da tecnico, e calciatori del calibro di Ciro De Cesare, Gigi Malafronte e Pietro Parente, tutti con trascorsi in serie A. Una tradizione al momento interrotta per evidente disinteresse (circostanza preoccupante) e per mancanza di facoltosi sostenitori. 

La Redazione